PALAZZO BORGHESE

Il Palazzo Borghese di Artena non è nato come edificio unitario, ma come fusione e trasformazione di nuclei più antichi che hanno accompagnato la storia del borgo di Montefortino, l’attuale Artena.

In epoca Medievale il sito fu abitato già in epoca preromana e volsca, ma è nel Medioevo che si definisce la struttura urbana del borgo. Nel XIII secolo il feudo passò ai Conti di Segni, e fu in questa fase che sorsero i primi corpi edilizi destinati a funzioni residenziali e difensive. Successivamente, il complesso passò ai Colonna e ai Massimo, che costruirono due palazzi distinti, affiancati ma separati: l’Ala occidentale (Colonna) conserva ancora oggi arcate duecentesche tamponate e segni evidenti della sua origine fortificata e l’Ala orientale (Massimo),  nucleo residenziale collegato alla viabilità storica del borgo, che si sviluppò in parallelo all’altro palazzo. 

Queste due ali, nel corso del XVI secolo, furono progressivamente integrate, ma senza formare ancora un edificio unitario: restavano due palazzi con cortili e percorsi distinti, connessi da adattamenti successivi. 

L’età Borghese

Nel 1614 il feudo fu acquistato dal cardinale Scipione Borghese, nipote di papa Paolo V. Con lui iniziò una fase nuova: l’antico complesso, frutto di stratificazioni medievali, fu trasformato in una residenza nobiliare unitaria e rappresentativa. L’intervento, affidato all’architetto fiammingo Giovanni Vasanzio (Jan van Santen), mirò a dare unità architettonica ai due corpi preesistenti: furono ridefinite le facciate, creati cortili interni e una galleria monumentale su tre piani e realizzato lo scenografico scalone ellittico, che ancora oggi rappresenta uno degli elementi più spettacolari del palazzo.

Parallelamente, fu avviato un complesso apparato di affreschi e stucchi, capace di unire religione, mito e natura come la loggia affrescata, per secoli attribuita al fiammingo Paul Bril e oggi ricondotta a Giovanni Battista Corradini, la cappellina di Paolo V, il camino di Gian Lorenzo Bernini Il cui mascherone al centro ricorda alcune opere del Bernini, come l’anima dannata (Roma, palazzo di Spagna) 

Questi interventi trasformarono Palazzo Borghese in un simbolo di potere e prestigio, cuore politico e culturale del borgo.

Dal declino alla rinascita

Tra XVII e XVIII secolo il palazzo visse la sua stagione più fiorente, ma nei secoli successivi iniziò un lento declino. Con il Novecento molte parti furono abbandonate e alcune decorazioni andarono perdute. Nonostante ciò, il complesso conserva ancora oggi elementi di straordinaria importanza: le murature medievali, i cortili, le logge affrescate, lo scalone monumentale e le decorazioni interne.

Oggi il Palazzo Borghese è al centro di un progetto di restauro e valorizzazione che mira a restituirgli il ruolo che ha sempre avuto: non solo dimora storica, ma luogo vivo di cultura, incontro e memoria, ponte tra il suo passato secolare e il futuro di Artena.